ARMANDO CAPRI

Il passato proviene
Da un luogo dell'anima


"Benchè vedessi tutto con l'occhio della mente,
fino alla morte nulle sarà per me più solido"
W.B. YEATZ (La duplice visione di M. R.)

Egidio Albanese è pittore che mette radici nell'archeologia della civiltè mediterranea. Frammenti, vasi, spezzoni di affresco gli suggeriscono quadri nei quali essi vibrano in quel modo che il Coro, nella tragedia classica, esprime la molteplicità dei personaggi.

Il silenzio misterioso delle povere cose emerge dal passato, grazie alla sua amorevole evocazione, riempie il quadro di echi espressivi, esce dall'oblio.

Consapevole, ormai, è questo artista, che la sua opera è figlia d'amore e rimpianto per la Calabria; la quale è si un pezzo d'Italia ma porta in se l'oscura eredità di civiltà tre volte millenarie: una patria dell'anima.

Da qui l'impressione che riceviamo dai suoi quadri, dove non c'è nulla di esotico e tampoco celebrativo, ma qualcosa come il saldo pulsare di una vena che reca il sangue delle origini al suo cuore.

Di questo "tempo" spirituale che non passa, abbiamo in mostra la prova serena e toccante. Sono opere ispirate, fra sogno e realtà, dove compaiono celebri statue e rilievi. Ed essi, pure nella rigidità della pietra, ubbidiscono addirittura al bisogno di sciogliersi nella leggerezza delle geometrie di Kandinsky (tanto che il pittore ha intitolato alcune di queste opere: "Ho incontrato Kandinsky"). Per il resto si tratta di immagini, epigoni della classicità ellenica, le quali partecipano della contemporaneità, pretendono cioè di vivere nel nostro presente. Consapevoli o no, non esiste segregazione fra il mondo ellenico e la nostra civiltà. L'Itaca di Ulisse è l'Europa, e l'eroe à ancora fra noi.

Dunque la tematica di Egidio Albanese, come abbiamo scritto, è nostalgia di una patria perduta, non meno che tenero proposito di far rivivere l'arte con la sua propria arte.

Ambizione piena di rischi, ma coronata da successo. Fascino criptico che oltrepassa, grazie al mezzo espressivo (pittura) persino l'"essere" del reperto presentato.

Dal "Laocoonte" che si divincola dal serpente, al NIOBIDE,  al frammento delle "Amazzoni" in lotta, il pittore non dimentica che l'antichità non è fatta solo bei vasi e Afroditi, ma che in essa Omero, Eschilo, Euripide, Sofocle hanno esaltato il peggio e il meglio delle passioni umani nella dignità della poesia "Siamo schiavi degli dei, qualunque cosa siano gli dei". (Euripide -Oreste 418).

Sono talmente numerosi gli spunti che l'artista ha ricavato da queste particolari suggestioni, che non riteniamo soffermarci. -  Tuttavia cediamo all'obbligo di citare un sol quadro, neppure fra i più appariscenti, ma di notevolissimo spessore estetico, intitolato frammento.  Forse è il dipinto che meglio ricorda l'insegnamento del maestro Alfredo Levo, lo stimato pittore torinese di cui Egidio Albanese è stato allievo.

Ci soffermiamo volentieri sull'entità cromatica della pittura di Albanese, quel colore che esprime in definitiva il prodotto artistico. -  Il colore sta all'arte col rapporto che l'oro sta col falso oro.

Ebbene, il nostro pittore è di sensibilità cromatica, ricca di toni bassi e accordati, e di quella che io chiamerei la disciplina di fare arte. Altra rilevanza: Albanese ha una sapienza dello spazio, chiudendo spesso il dipinto prima ai bordi della cornice, arricchendo in questo caso il quadro di stacchi e di decorazioni apparentemente casuali, ma che si dimostrano funzionali.
Armando Capri